La carriera di Mia Martini è costellata di riconoscimenti internazionali di grande rilievo, fin dai primi anni Settanta. Basti citare “Piccolo uomo” e “Minuetto”, tradotti per i mercati spagnolo, francese, tedesco e sudamericano, oppure ricordare che i suoi primi cinque LP sono stati pubblicati, con copertina diversa da quella proposta per il mercato italiano, anche in Giappone, riscuotendo un notevole successo di pubblico oltre che di critica.
Nel 1975 si è aggiudicata il Premio della critica europea a Palma di Maiorca, con un parterre ricco di star internazionali di primissimo livello.
Nel 1974 si è esibita al Midem di Cannes eseguendo “Tu t’en vas quand tu veux”, versione francese di “Minuetto”, che le valse l’investitura di Edith Piaf italiana da parte di “Le Figaro”, acclamazione ribadita con fermezza, pochi anni dopo, da Charles Aznavour che volle portare Mia Martini all’Olympia di Parigi (prima artista italiana a varcare quella soglia) a conclusione di una trionfale tournée partita dal teatro Sistina di Roma nel 1977. Per la cronaca le tre date inizialmente previste divennero, a furore di popolo, un mese di repliche. Nello stesso periodo la nostra Mimì ha vinto il premio per la migliore esecuzione con la canzone “Ritratto di donna” al World Popular Song Festival di Tokyo.
Nel 1977 (incidendo anche in Inglese il brano “Libera”) e nel 1992 ha rappresentato l’Italia all’Eurofestival (arrivando al quarto posto con “Rapsodia”).
Nel corso della prima metà degli anni Settanta, conquistati dalla sua voce, hanno scritto per lei Chico Buarque de Hollanda e il poeta Vinicius de Moraes.
Tra il 1989 e il 1990, grazie all’evento itinerante “Sanremo in the world”, ha incantato il pubblico di Tokyo, New York (al Madison Square Garden), Canada (Toronto) e Germania (Francoforte). Sempre a Toronto, nel 1993, ha tenuto uno dei concerti più applauditi del suo tour di quell’anno.
Nel 1990, al Festival di Sanremo, Ray Charles ascoltando Mia Martini nel corso delle prove chiese di chi fosse quella voce che gli aveva dato i brividi.
Tra le numerose cover di artisti stranieri di brani di Mia Martini citiamo “Flame”, versione inglese di “Almeno tu nell’universo”, cantata da Thelma Houston e “Don’t break my heart”, eseguita da Miriam Makeba e Dizzy Gillespie, ossia la versione inglese della bellissima e struggente “Spaccami il cuore” di Paolo Conte, scritta in esclusiva per Mia Martini e – con un atto di lesa maestà – bocciata dalla commissione selezionatrice del Festival di Sanremo del 1985.
Sono passati trent’anni dalla sua prematura scomparsa, il vuoto incolmabile per la sua assenza è stato in parte risarcito grazie ai continui omaggi televisivi e non, ai premi, agli eventi tributo musicali e teatrali, al florilegio di libri e dischi postumi, ai numerosi luoghi pubblici di ogni tipo a lei intitolati (vie, piazze, giardini, un parco, un anfiteatro e un belvedere).
Mia Martini, con la sua arte, non ci ha mai lasciato, entrando di diritto nel mito, nella leggenda, e prova ne è l’ulteriore e significativo riconoscimento a livello internazionale di questi giorni che, come sottolineato, ebbe anche in vita. In Italia, invece, le cose andarono diversamente per note vicende alimentate da certi piccoli uomini e da certe piccole donne che oggi, al cospetto di quello che questa grande donna e artista è stata capace di seminare e coltivare nel tempo (compreso quello della sua assenza fisica), non possono fare a meno di arrossire o negare, cambiando la narrazione.
Da venerdì scorso e per tutto il mese di novembre a New York, presso Times Square, in concomitanza con la campagna di Spotify “Artiste italiane da ascoltare a tutto volume”, campeggeranno foto di Mia Martini nell’anno del trentennale della sua dipartita. Il modo più bello per concludere un anno ricco di celebrazioni, eventi e ricordi a lei dedicati.

Una risposta su “New York omaggia Mimì a Times Square”
Cresciuto con le sue canzoni ancora oggi alcune mi fanno venire i brividi IMMENSA