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Mimì e le sue collaborazioni con Claudio Baglioni

Sul finire degli anni Sessanta, Mimì e Claudio si conoscono a Roma al mitico Piper di via Tagliamento (non una via nel mondo, ma il mondo in una via) e incrociano i loro destini di giovani e brillanti artisti di belle speranze.

Baglioncino… così veniva affabilmente chiamato in casa Berté (una casa tutta al femminile) il timido e magrissimo Claudio che frequentava Mimì e Loredana, sorelle brave e belle, essendo praticamente di casa nella villa alle porte della capitale, a Riano, in via Colle delle Rose.

Risale al 1971 la loro prima collaborazione artistica, nell’album d’esordio di Mia Martini, Oltre la collina, in cui Baglioni firma ben cinque brani. È il trentatré giri che include Padre Davvero, il dissacrante brano incentrato sullo scottante tema del conflitto generazionale con cui Mia Martini si aggiudica la vittoria al primo Festival della musica d’avanguardia e nuove tendenze di Viareggio. Baglioni per Mimì scrive i brani Amore, amore un corno, Lacrime di marzo, Oltre la collina (partecipando anche ai cori insieme ai fidanzati Loredana Berté e Adriano Panatta), Testamento e Gesù è mio fratello.

Nel 1990, invece, con il brano Stelle di stelle contenuto nell’album Oltre di Claudio Baglioni, si crea il presupposto per la collaborazione della maturità, ed è la stessa Mimì a parlarne, scendendo nel dettaglio in veste di musicista e artista completa, oltre che di cantante, ai microfoni di Radio Verde Rai nel 1992.

“Secondo me Stelle di stelle è uno dei brani più belli mai realizzati. È nato da una idea di Claudio che mi ha chiamato e mi ha chiesto se ero disponibile a cantare un pezzo insieme a lui nel disco. La prima volta che mi ha fatto sentire la canzone non era esattamente come poi è stata sviluppata in un secondo momento. Era un pezzo molto più breve che avremmo dovuto cantare all’unisono.

Abbiamo ascoltato insieme questa prima stesura, a me è piaciuta molto, poi Claudio mi ha richiamato e mi ha detto: ho sentito la tua voce, mentre provavi insieme a me, e ho cambiato completamente la stesura costruendo praticamente un’altra canzone nella canzone.

Ho trovato bellissima questa idea, oltretutto anche molto nuova, perché è un pezzo veramente all’avanguardia, non era mai stato scritto prima un brano in questa maniera, sia per quanto riguarda il lato melodico sia per il lato armonico. Claudio ha anche aggiunto una parte di testo, mentre prima dovevamo cantare le stesse parole e improvvisamente la mia è diventata come una specie di voce della coscienza.

Con il mio intervento, il pessimismo dell’artista che fa questo cammino all’indietro nel tempo e poi smette di brillare, sparisce dalle scene, viene per un attimo illuminato da un po’ di speranza. E allora io gli dico queste cose che cercano di risollevare il suo pessimismo: può il cielo finire qui, può il mare finire prima dell’orizzonte? Gli offro questa speranza che poi in fondo è la forza che vuole ricevere un artista per riuscire ad andare avanti, essendo molto difficoltosa la strada da percorrere.

Melodicamente ha aggiunto una parte, che è quella mia cantata, che non è conseguente alla melodia che canta lui ma è scritta come se fosse una partitura di basso, addirittura un contrabbasso. Nel brano ci sono pochissimi strumenti, un pianoforte, la batteria – sono soltanto delle spazzole, molto raffinate e leggere – e c’è questo contrabbasso meraviglioso registrato con tre sovrapposizioni e tre bassi diversi, per cui diventa tutto molto avvolgente e coinvolgente. La mia parte musicalmente è un po’ più intesa, come una batteria, tra la ritmica e il supporto del contrabbasso. È anche divertente per me entrare in questa melodia in maniera completamente diversa dalle mie normali interpretazioni”.

Claudio Baglioni anni dopo ha ricordato l’amica e collega rievocando la sua proverbiale e fragorosa risata, talmente fragorosa da divenire sonora. Come a ribadire a tutti, qualora ce ne fosse bisogno, che Mimì era e resterà musica. Per sempre.

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