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Intervista a Gianna Bigazzi

Mia Martini, a inizio autunno del 1990, confidandosi con il suo amico e fido produttore discografico del tempo Gianni Sanjust, gli manifesta il desiderio di conoscere il Maestro Giancarlo Bigazzi per verificare se esistono i presupposti per un’eventuale collaborazione. È lo stesso Sanjust a mettersi in contatto con il Maestro che avvisa la moglie del possibile arrivo di Mia nella loro tenuta fiorentina. E così, in una uggiosa mattina di fine novembre, Mimì compone il numero della mitica tenuta Bigazzi della Cingallegra, fucina di creazioni, talenti e successi che hanno fatto la storia della musica (cosiddetta leggera) italiana.

“Che fai scherzi? Certo che puoi passare a trovarci, ne saremmo onorati, anche oggi stesso!”. A rispondere è Gianna Albini Bigazzi, la fida moglie del Maestro Giancarlo, testimone di oltre quarant’anni di avvenimenti memorabili che hanno dato vita ad alcune delle pagine più belle e indicative del costume e della cultura popolare. Quella cultura, non di certo figlia di un Dio minore, vissuta e abilmente sintetizzata in parole e musica dal geniaccio della canzone. Toscanaccio e burbero quanto si vuole, ma terribilmente autentico, libero e senza filtri, dotato di un’umanità e di una generosità fuori dal comune.

Preferiva lavorare con gli uomini, ma Mia Martini – al cospetto dei capricci di tante prime donne del suo ambiente – più di tutte avrebbe potuto viaggiare sulla sua stessa lunghezza d’onda, condividendo e incarnando a pieno il suo modo di vivere l’arte e la vita, in quel binomio indissolubile che entrambi hanno sempre manifestato senza troppe remore, al pubblico e agli stessi addetti ai lavori.

“La stimavo tanto, da tempo, pur senza il piacere di conoscerla di persona. Dai tempi di Padre davvero… ero una sua ammiratrice. C’è stato un incontro, ma molto fugace sul finire degli anni Settanta, che non ci ha dato modo di approfondire la conoscenza, così come avrei voluto. Il mio grande desiderio, infatti, era quello di incontrarla per conoscerla bene. Andai ad aprirle il cancello e ci abbracciammo con un’intensità tale come fossimo state amiche da sempre, o ancora di più, come fossimo sorelle”. Ricorda Gianna con trasporto. “Aveva delle rose rosse per me e dopo esserci punte per il forte abbraccio scaturito senza neanche dirci ciao, fummo colte da una fragorosa risata… Mimì ci tocca metterle da parte. “Ormai ci unisce il sangue”, mi disse. E fu proprio così, la nostra amicizia sarebbe diventata una delle più intime e profonde della mia vita. Fu un colpo di fulmine. Una gioia enorme. Ho ricevuto tanta gente, ma con Mimì fu una cosa immediata, già la sera stessa, a cena, si inserì in maniera naturale in casa, onorata finalmente di far parte anche lei della grande famiglia Bigazzi. Con Giancarlo furono amore e intesa a prima vista. Dopo poche ore erano già al pianoforte a condividere le primissime idee. Era una gioia vederli insieme”.

“Nei giorni successivi, era inverno con tutte le finestre chiuse, mi ricordo di lui avvolto dalla nebbia delle sue sigarette e di lei che gli teneva il passo… entravo nel fumoso salone e vedevo questi due esseri strani al pianoforte che costituivano un valore aggiunto l’uno per l’altro. La forte empatia che si era instaurata tra loro mi trasmetteva una grande energia, una sensazione di benessere, una delle più belle che ho percepito in vita mia. Anche con me si è instaurato un rapporto di grande amicizia e intimità e una delle ultime volte che è stata da noi, poco prima di Sanremo del 1992 mi ha detto: “Lascio questa casa piena di musica, di poesia, di amore, di luce e di Gianna. È stato il mio rifugio ideale, ho sempre sognato di vivere una casa così solatia, fatta di amore e protezione. Non mi sono mai sentita così amata e protetta in vita mia”.

“Era un grande piacere averla con noi, ormai non era più solo la cantante venuta per annusarsi come i gatti e per lavorare, ma una presenza affettivamente importante! Era proprio a suo agio in casa nostra, in giardino con i cani, i gatti e gli altri animali… casa nostra era abbastanza un circo equestre in quel periodo (ride). La mattina le portavo la colazione a letto e percorrendo il viale dalla casa madre al suo alloggio, spesso coglievo una rosa, un fiore e lo mettevo sul vassoio e lei ne era felicissima. “Questo non me l’ha mai fatto nessuno” mi ripeteva… mi voleva tanto bene e mi ha raccontato delle cose molto intime che porterò sempre con me. Conservo un bellissimo ricordo di lei allegra nel nostro giardino, come una bambina. A differenza di quello che si può pensare era una donna davvero molto solare. Mi manca tanto la mia Mimì, anche se devo dire che in altre forme ne avverto quotidianamente la presenza. Lei e Giancarlo sono sempre con me”.

Intervista tratta da Martini Cocktail, Edizioni Melagrana 2019.

2 risposte su “Intervista a Gianna Bigazzi”

Buongiorno! Se mi mandate una recensione o la sinossi del libro, unitamente all’immagine di copertina, pubblicherei volentieri sul numero de ilsudest.it, in on-line sabato 30 maggio. Saluti.
mario gianfrate

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